La Riflessologia Plantare

L'essere umano in pochi centimetri quadrati

La Riflessologia del piede, detta anche Massaggio Zonale, è un trattamento che produce effetti benefici sulle condizioni fisiche dell’individuo. Nel piede esistono punti riflessi corrispondenti a tutte le parti del corpo (organi, ossa, apparati ecc…). Attraverso la stimolazione di questi punti specifici si compie un massaggio che coinvolge tutto l’organismo, mettendolo nelle migliori condizioni possibili per riequilibrarsi e stare in salute.

Il primo beneficio del trattamento di Riflessologia Plantare è un’immediata sensazione di grande rilassamento: stress e tensione nervosa costituiscono in un gran numero di casi la chiave di lettura di disturbi e di malesseri spesso incomprensibili.

Il secondo importante risultato è la depurazione e la disintossicazione, poiché la Riflessologia agisce sugli apparati che eliminano le tossine, ripristinando i processi biochimici e metabilici, spesso compromessi dall’azione delle sostanze tossiche provenienti dall’ambiente in cui viviamo.

Il terzo aspetto positivo riguarda il riequilibrio energetico: il nostro corpo è governato da ritmi ben precisi e da una circolazione di energia che si integrano a vicenda; un’alterazione di questo equilibrio porta automaticamente ad uno scompenso a carico di qualche organo, che entra in una fase di sofferenza.

Come funziona

Nella Riflessologia plantare il concetto di “punto riflesso” può essere interpretato secondo due modalità:

  1. come riflesso dell’intero corpo (testa- collo- tronco) su una piccola superficie (piede), come avviene in una fotografia;

  2. come relazione energetica diretta di particolari sezioni del piede con gli organi.

Queste relazioni sono simili a quelle utilizzate, per esempio, nell’agopuntura e nelle zone connettivali di Head e Mackenzie, e tutti questi sistemi rispondono ad unico concetto universale che è quello della energia vitale.

La Riflessologia è quindi lo studio dei riflessi corrispondenti a determinati organi del corpo umano collocati altrove. Compito primario della riflessologia è quindi proprio quello di raggiungere l’omeostasi, cioè l’equilibrio tra tutti i sistemi e gli apparati che compongono il nostro corpo. Alla base di questo proposito è l’idea che l’essere umano sia attraversato da canali di energia il cui blocco sia la causa di disfunzioni e disturbi e in alcuni casi di malattie.

In quest’ottica la Riflessologia è una terapia di appoggio nell’eliminazione degli squilibri energetici che tutti ci troviamo a fronteggiare. Essa può costituire quindi un aiuto al raggiungimento o al consolidamento del benessere psicofisico che tutti desideriamo, e va inserita in un più ampio contesto che prevede regole di vita sane e vicine ai ritmi della natura.

Storia e origini della Riflessologia

Il massaggio sui punti riflessi ha origini molto antiche, tanto che già 5000 anni fa in India e in Cina veniva utilizzato il massaggio sul palmo della mano a scopo diagnostico e preventivo: si sa infatti che in India al tempo dei Veda (circa 4000 anni fa) i medici per formulare una diagnosi accurata osservavano a lungo anche la mano dell’ammalato.

Nella Necropoli di Sakkara in Egitto è stato scoperto in una mastaba (un sepolcro riservato ai nobili e agli alti dignitari), una pittura murale molto significativa: la tomba che appartiene ad Ankhmahor, soprannominato “Sesi” è detta la “tomba dei medici” per le scene che vi sono li riportate: un’amputazione, un’operazione ai denti, e anche un evidente massaggio riflessogeno della mano e del piede.

L’immagine della riflessologia ha sullo sfondo una scritta che significa “non farmi male” e la risposta è “agirò in modo da meritare la tua lode”. Questo dipinto è stato stabilito risalente all’inizio della 4° dinastia nel 2330 AC.

Si ipotizza che la Riflessologia fosse conosciuta dai Maya, dagli Incas dato che presso le tribù dei nativi americani si utilizza da sempre questo metodo. Secondo il dott. Harry Bond Bressler, che fu il primo a compiere ricerche storiche sulla riflessologia in ogni tempo e luogo della terra si trovano sporadiche notizie che riguardano questa metodica.

In tempi più recenti metodi curativi identificati con la riflessologia palmare e plantare furono descritti nel 1852 dai medici Adamus e Atatis.

Fu però solo all’inizio del ‘900 che il medico statunitense William Fitzgerald, un otorino-laringoiatra, si accorse che esercitando una pressione in certi punti del corpo, si poteva fare a meno di usare l’anestetico locale (che allora era fondamentalmente la cocaina), per eseguire piccoli interventi chirurgici. Egli infatti durante un suo soggiorno a Vienna presso il dott. Bressler, che abbiamo visto appassionarsi nella ricerca storica e alla elaborazione della teoria del massaggio riflessogeno, si ricordò di aver osservato durante i viaggi nella sua patria gli sciamani pellerossa che riuscivano a calmare dolori anche molto forti comprimendo punti delle mani e dei piedi di uomini e donne che si sottoponevano alle loro cure.

Rientrando negli Stati Uniti il dott. Fitgerald continuò i suoi studi, giungendo alla conclusione che esercitando forti pressioni con le mani o con degli attrezzi, (pettini di legno, mollette ecc…) in certe zone del corpo, si ottenevano effetti anestetici in punti anche distanti. Diversi amici e colleghi del dott. Fitzgerald misero in pratica la sua teoria e in particolare un collega dentista la utilizzò per allevare i dolori dei suoi pazienti, ottenendo risultati sorprendenti. Negli Stati Uniti nel 1916 la teoria di Fitzgerald fu esaminata attentamente da un altro medico, il dott. Edwin Bowers, che la battezzò “Terapia Zonale” e ne fece argomento di un articolo che ebbe vastissima risonanza nel mondo medico americano.

Dopo la guerra molti ricercatori portarono avanti gli studi iniziati da Fitzgerald, e tra questi grande merito va a Gorge Starr White di Los Angeles, che si dedicò alla minuziosa ricerca dei punti da sollecitare per ottenere un effetto analgesico e per stimolare il potere di autoguarigione che la riflessologia cominciava a dimostrare di avere. Lo stesso Fitgerald condusse corsi di addestramento e radunò presso di sè un vera e propria associazione di praticanti.

È a questo punto che ha iniziò l’opera della massaggiatrice americana Eunice Ingham, collaboratrice del riflessologo dott. Joe Riley: ella elaborò negli anni una visione pratica della terapia, ampliando e precisando i tracciati messi a punto dal suo maestro e scoprendone degli altri. La Ingham propose nuove teorie e soprattutto perfezionò una metodica incentrata sul massaggio riflesso. Sulla base dei suoi studi e della sua vasta esperienza focalizzò l’attenzione sul piede, che secondo lei rappresentava il punto di raccolta dove si potevano trovare riuniti in poco spazio e in modo da rappresentare un logico riferimento anatomico, tutti gli organi del corpo umano.

In Italia la riflessologia iniziò a diffondersi alla fine degli anni ’70, anche se già negli anni ’30 il dott. Nicola Gentile pubblicò un volume che illustrava la teoria del dott. Fitgerald e confrontava tra loro diversi metodi riflessologici. Da qui in avanti sono state fondate numerose scuole che hanno operato per la diffusione del metodo, e che sono state spunto per ulteriori studi e varianti, arricchendo così la metodica con l’apporto di nuove conoscenze.

La Riflessologia Plantare diventa così una materia dalle molteplici applicazioni, meritevole di essere studiata e approfondita per la sua straordinarietà, oltre che di essere sperimentata come metodo semplice e naturale per riottenere e mantenere la propria sanità di corpo, mente e spirito.


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