La Danza Odissi

Seminario di Danza Odissi
a cura di Carola Iannuzzi
Sabato 14 maggio ore 9:30-13:00

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La danza Odissi è originaria dell’Orissa, regione sulla costa nord-orientale dell’India. La cultura oriya, fin dall’antichità attraversata da diverse correnti religiose, è oggi profondamente influenzata dal culto di Jagannath (una forma di Vishnu) il cui tempio principale si trova a Puri, una delle quattro città sante dell’India. Il culto di Jagannath – “il Signore dell’Universo” – è inseparabilmente legato alla storia dell’Orissa e rappresenta il punto focale della cultura oriya.
Nel tempio di Jagannath circa millecinquecento persone sono incaricate dei diversi doveri rituali. Le devadasi (serve di dio) erano le uniche donne affiliate al servizio del tempio: il loro compito quotidiano consisteva nel cantare e danzare per Jagannath.

Credere significa innanzitutto agire: se non è continuamente onorata e regolarmente celebrata, l’effigie consacrata rischia di ritornare all’immobilità, di ridiventare “cosa”.

La danza era perciò considerata un mezzo d’adorazione, uno dei possibili modi di relazionarsi a dio. Vedere il divino significa però meritarlo, e quindi pagarlo al prezzo di una repressione sovraumana di sé. Nella concezione indiana, l’arte è una disciplina e una forma di yoga. La visione della divinità presuppone una lunga e intensa sperimentazione su se stessi. Qualsiasi attività compiuta con devozione è dunque un’offerta sacrificale: l’offerta del meglio di cui si dispone al meglio che si vuole raggiungere.

Durante il XIX secolo, a causa del nuovo senso della civiltà e soprattutto del pudore importato dagli inglesi e da essi trasferito alla neo-borghesia indiana che si ispirava alla società inglese, le danze dell’India caddero in forte discredito.

Attorno agli anni ’20, sull’onda del movimento riformatore attuatosi nel secolo precedente, cominciò a sorgere in varie parti dell’India un movimento per il recupero della danza e della tradizione “classica” in nome di un’identità hindu nazionale.

In Orissa, il lavoro congiunto dei principali maestri, di intellettuali e di alcune danzatrici portò infine alla codificazione della tecnica e del repertorio dello stile odissi. La nuova forma di danza che andava componendosi doveva infatti essere presentata innanzitutto sui palcoscenici dei teatri. I danzatori non erano ormai più dei servitori del tempio, ma dei professionisti che facevano della danza il loro mezzo di sostentamento. Il repertorio ne uscì largamente ampliato e rinnovato e a tutt’oggi continua ad evolversi grazie alle coreografie create da maestri e danzatori.