n32-Usui-ReikiAdvanced Reiki letteralmente significa Reiki avanzato; è curioso, se si pensa che in realtà fa riferimento al Reiki delle origini, il Reiki insegnato da Usui.

Da qualche tempo, grazie ad un insieme di eventi, sono affiorate informazioni significative sul modo di fare Reiki al tempo di Mikao Usui, sulla filosofia di fondo di tale pratica nonché su ciò che attualmente è la Usui Reiki Ryoho Gakkai, la scuola fondata da Usui.

Alcune informazioni arrivano direttamente da lui stesso (manuale), altre dalla linea Hayashi-Takata (diari), altre da linee di lignaggio differenti; altre ancora da varie fonti, correnti, maestri indipendenti.

Inizialmente, in particolare soprattutto due persone hanno contribuito a raccogliere, ordinare e, sia pure con qualche difficoltà, diffondere queste informazioni, queste tecniche, spesso frutto di intime commistioni fra pratiche energetiche antiche e spesso extra giapponesi.

Esse sono Frank Arjava Petter e Hiroshi Doi, insegnanti di ReiKi che vivono in Giappone, autori di testi quasi mai tradotti in italiano (e a volte neppure in inglese, Petter è tedesco, Doi giapponese); in particolare, Hiroshi Doi, oltre ad essere membro della Gakkai, è il fondatore della “Gendai ReiKi” (scuola di ReiKi Contemporaneo). Successivamente anche altri importanti insegnanti occidentali hanno contribuito a questa ricerca e oggi  non è più così difficile trovare materiale su questo argomento, almeno dal punto di vista della tecnica.

Semplice e profondo al tempo stesso, è una visione completamente diversa del ReiKi e dell’uomo, non sempre facile da comprendere da un punto di vista occidentale. Anche i riferimenti culturali sono differenti. È la classica “quadratura del cerchio”, risposte a domande espresse ma anche a quelle che erano in attesa delle capacità per poter essere formulate.

Chiunque pratichi ReiKi con una certa “apertura” sa cosa intendo dire; a volte non è facile dare voce a dubbi, esprimere perplessità se non addirittura sottrarsi all’egemonia ideologica (a volte  anche psicologica) di alcuni insegnanti, i quali spesso tendono a rimanere in superficie degli eventi e delle informazioni, cavalcarle e, con lo stesso criterio, a trasmetterle.

È un modo di praticare ReiKi più legato alla coscienza di sé stessi, del mondo sensibile che ci circonda, degli altri e alla propria sensibilità che non al “metodo” fornito dal ReiKi tradizionale, per altro utile.

È, piuttosto, la chiave di lettura del metodo, il suo naturale compendio, un “ritornare a casa”, come è stato definito.

Nel ReiKi delle origini il concetto di “intento” trova una sua precisa e dolce collocazione, restituisce senso e dignità a quello che con sguardo superficiale e frettoloso rischia talvolta di finire per essere una ginnastica o poco più. Al di la delle tante definizioni, nomi, tecniche, il ReiKi nasce come atto d’amore, per se stessi e per gli altri.

Senza il giusto atteggiamento spirituale, fondamentale, e i presupposti di cui sopra anche la migliore delle discipline non sarà altro che una sterile pratica che probabilmente non porterà molto lontano.